Nel 1934 Johann Andersag, uno scienziato nato nella “nostra” Merano quando ancora questa apparteneva all’Austria, sintetizzò in Germania il Resochin (clorochina) per utilizzo antimalarico (impiego poi abbandonato nei decenni successivi per la crescente resistenza del Plasmodium). Andesrag non poteva immaginare che nei decenni successivi se ne sarebbe proposto l’utilizzo come immunomodulatore prima (nell’Artrite Reumatoide, p.e., oggi viene impiegato principalmente il suo “cugino”, l’idrossiclorochina col nome di Plaquenil), e come antivirale poi (ed oggi si ipotizza un suo impiego anche cone antitumorale).
Contro ceppi di Coronavirus diversi dal responsabile di Covid-19 se ne scoprì l’efficacia oltre una dozzina di anni fa, e da pochissime settimane sempre più numerosi studi scientifici cinesi ne stanno confermando l’efficacia proprio contro Covid-19.
Un aspetto di considerevole importanza è il fatto che la clorochina sia un farmaco che conosciamo a fondo da oltre 70 anni, quindi ne conosciamo bene il profilo di tossicità (tossicità confermata per dosaggi molto più elevati di quanto servirebbe per il trattamento di Covid-19, e per periodi prolungati di utlizzo, che qui non sono contemplati).
Altro aspetto da non sottovalutare: la clorochina costa nulla: meno di 4 euro a confezione.
Verrà considerato il suo impiego contro Covid-19 dai nostri virologi ed infettivologi?
In Italia non ne sento parlare, mentre oggi in Spagna già se ne propone l’utilizzo per prevenire la polmonite, ovvero la principale e più temuta complicanza di Covid-19.
Qui sotto un link ad un lavoro scientificamente validato sull’impiego della clorocohina nel Covid-19:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32075365